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Abbiamo riflettuto sulla utilità di un nostro articolo come quello che pubblichiamo oggi. In un mondo dove troppi parlano ci vogliamo distinguere per il fare, non per il dire. Ma siamo letteralmente sommersi dalle sollecitazioni di amiche ed amici che ci chiedono di prendere posizione sul grande tema “turismo-sviluppo o speculazione-vita in Sardegna”.
Nei prossimi mesi svolgeremo gli stati generali dello sviluppo e avremo una sessione dedicata all’analisi reale e indipendente dei fenomeni e degli impatti sullo sviluppo e sulla sostenibilità economica dei modelli.
Nel frattempo, ecco una nostra nota di commento e orientamento. Riabitiamo cultura e bellezza.
Per favore, arrivate sino in fondo e, se vi trovate, condividete.
Ci sono immagini che spiegano un fallimento meglio di cento convegni. Un video su IG di “sassaresemedio” ce lo racconta. Abbiamo estratto un fotogramma. Grandi imbarcazioni ormeggiate a pochi metri dalla battigia. Musica assordante riversata verso la spiaggia. Centinaia di persone che saltano, urlano (e pisciano) nell’acqua bassa, trasformando un paradiso naturale in una discoteca senza regole, senza limiti e senza rispetto.
Ci chiediamo se Capitaneria e Autorità sono intervenute.
Il filmato diffuso sui social non documenta una festa. Documenta una resa. La resa di un territorio che ha confuso l’accoglienza con l’occupazione, il turismo con il consumo, la libertà con il diritto di compromettere un bene comune.
Quell’immagine concentra il peggio del modello turistico dominante: privatizzazione di fatto del paesaggio, pressione sugli ecosistemi costieri, rumore, congestione, consumo di acqua ed energia, produzione di rifiuti, occupazione temporanea e scarso valore restituito alle Comunità. Il mare diventa fondale pubblicitario. La spiaggia diventa palcoscenico.
Chi abita quei luoghi tutto l’anno viene ridotto a comparsa.
Più presenze, meno sviluppo
Da decenni il sistema misura, sbagliando, il successo del modello contando sbarchi, arrivi, presenze e automobili. Ma una folla non è un’economia e un pienone non è sviluppo.
L’aumento delle presenze estive sta convivendo con la debolezza dei consumi locali, con la contrazione dei margini delle piccole attività, con il “porto tutto da casa”, con gli affitti informali e con pacchetti organizzati altrove. Può riempire le strade e le sagre senza riempire le casse delle imprese locali. Può far crescere il fatturato di pochi intermediari e lasciare ai Comuni i costi di raccolta dei rifiuti, sicurezza, manutenzione, traffico, approvvigionamento idrico e gestione delle emergenze. Con difficoltà nei voli e nei trasporti.
Il risultato è un’economia estrattiva: usa gratuitamente paesaggio, acqua, coste e infrastrutture pubbliche, concentra i ricavi altrove e distribuisce alla Comunità costi, precarietà e degrado.
Anche dove il turismo sembra “andare bene”, il modello produce effetti negativi sull’abitazione, sui prezzi, sulla disponibilità dei servizi e sulla vivibilità dei Paesi. Le strutture e i servizi vengono dimensionati per poche settimane di assalto, mentre per il resto dell’anno restano insufficienti, inutilizzati o economicamente insostenibili. È la stessa analisi già sviluppata negli articoli di Riabitare la Sardegna: l’isteria d’agosto congestiona i Paesi, assalta le spiagge e sottopone risorse e impianti a uno stress che non genera ricchezza duratura.
Lavoro povero, futuro assente
Il turismo mordi e fuggi non sta costruendo una Sardegna capace di trattenere i giovani. Produce soprattutto occupazioni brevi, intermittenti, scarsamente qualificate e spesso sottopagate. Chiede disponibilità totale per poche settimane e non offre una prospettiva per i restanti mesi.
Un territorio non cresce moltiplicando camerieri stagionali, parcheggiatori occasionali, bagnini occasionali. Cresce quando forma tecnici, artigiani, operatori ambientali, professionisti digitali, imprenditori, ricercatori, produttori e lavoratori capaci di vivere e investire stabilmente nei Paesi.
La favola secondo cui “la Sardegna potrebbe vivere di turismo e di occupazione alberghiera” (povera) è droga di popolo e sotto occupazione. Si sta rinunciando o si stanno uccidendo le maestrie, le produzioni, la qualità alimentare e ambientale, la tecnologia applicata ai servizi e alle infrastrutture. Alle Comunità deve essere riconosciuto un ruolo centrale.
La Sardegna registra una crescita delle presenze turistiche e dei movimenti aeroportuali durante la stagione estiva. Tuttavia gli stessi indicatori non dimostrano – anzi – una crescita proporzionale del benessere diffuso, dell’occupazione qualificata o della capacità di trattenere giovani e competenze nei territori. È il paradosso della Sardegna contemporanea: più presenze turistiche ma meno residenti.
La Sardegna deve investire e misurare il vero sviluppo
Forse il vero indicatore del l’indicatore del successo non è il numero di persone che arrivano nei mesi estivi ad agosto, ma quanti giovani restano, quanti emigrati tornano, quante nuove imprese aprono; quante case vuote vengono recuperate, quanti lavoratori qualificati decidono di vivere nei Paesi, quanti nuovi residenti internazionali scelgono la Sardegna per dodici mesi e non per dodici giorni.
Un territorio cresce quando aumenta la sua capacità di essere abitato, non quando aumenta soltanto la sua capacità di essere consumato.
I modelli che funzionano: meno vacanza, più permanenza
Molti territori europei hanno già compreso che il futuro non sta nell’aumentare (senza strategia e senza qualità) i flussi turistici ma nell’allungare la permanenza media, attrarre nuove residenze e generare economie stabili.
- La Provenza non promuove soltanto la vacanza estiva. Ha costruito un sistema fondato su paesaggio, produzioni agricole, servizi, patrimonio immobiliare recuperato e ospitalità diffusa.
- I Paesi Baschi hanno orientato la propria strategia verso cultura, innovazione, gastronomia, manifattura avanzata e qualità urbana.
- La Toscana, dove interi territori rurali hanno recuperato borghi, poderi e centri storici trasformandoli in luoghi di soggiorno lungo e residenza temporanea internazionale
- L’Alentejo in Portogallo hanno investito su connessioni digitali, recupero edilizio, servizi territoriali e qualità ambientale.
Il turismo rappresenta una componente importante, ma non l’unico motore economico. Viaggio e soggiorno si sviluppano dove la cultura e l’identità, il genius loci e il life style prevalgono su mode e masse. La permanenza media e la capacità di spesa in questi territori risultano più rilevanti della quantità pura di visitatori.
La cultura ridotta a sagra
Nel vuoto lasciato dalla mancanza di una politica culturale e produttiva, la sagra è diventata in molti Paesi l’unica prova pubblica di vitalità. Una sera di musica, panini, birra e folklore viene caricata del compito impossibile di rappresentare identità, cultura, economia e sviluppo locale.
Le sagre possono avere valore quando sono parte di un progetto permanente, quando raccontano produzioni autentiche, sostengono imprese locali, trasmettono conoscenze e aprono mercati. Diventano invece una caricatura quando servono soltanto a certificare che il Paese “esiste ancora” per una notte.
Abbiamo indicato e sostenuto esperienze dirette e impegno nei Paesi che non sono il luogo per una giornata pittoresca e ludica, ma un sistema di organizzazione e qualificazione dell’offerta, costruito su produzioni, maestrie, relazioni economiche e sviluppo locale sostenibile. È il passaggio necessario dall’evento al progetto.
Abitare e vivere la bellezza
La Sardegna non deve scegliere tra turismo e isollamento. Deve scegliere tra turismo estrattivo e ospitalità generativa.
Il vero cambiamento consiste nell’attrarre persone che soggiornano più a lungo, lavorano, comprano servizi locali, recuperano abitazioni esistenti, avviano imprese, trasferiscono competenze e partecipano alla vita delle Comunità. Sardi che tornano dopo esperienze all’estero. Figli e nipoti dell’emigrazione. Professionisti che possono lavorare a distanza. Persone nate altrove che scelgono consapevolmente di diventare sarde per residenza, responsabilità e partecipazione.
Per accogliere servono connessione digitale, trasporti affidabili, sanità territoriale, assistenza, abitazioni recuperate, servizi AI e multilingue, mobilità interna, certezza amministrativa e tutela rigorosa dell’ambiente. È questa la “Sardegna da abitare”: residenza diffusa, ospitalità nei Paesi, identità non ridotta a folklore e lavoro qualificato durante tutto l’anno.
Non servono altre campagne pubblicitarie per portare più persone nello stesso luogo, negli stessi venti giorni. Servono regole sui carichi turistici, controlli reali in mare e a terra, limiti nelle aree fragili, trasporto pubblico rafforzato, premialità per chi investe in sostenibilità e penalizzazioni per chi scarica i costi sulla collettività.
La Sardegna non è un prodotto estivo. Non è una scenografia, un parcheggio nautico o una discoteca sul mare. È una Terra da vivere, custodire, produrre e tramandare. Il turismo ha senso soltanto se contribuisce a questo progetto.
Quando consuma più di quanto restituisce, non è sviluppo. È consumo di Sardegna.
Per questo, il tema non è “turismo si / turismo no”, non è il numero degli sbarchi. Il tema è il valore che rimane alle Comunità.
Sappiamo bene che sotto il titolo “turismo” si possono distinguere tanti ambiti tematici, tanti tipi di offerta turistica e quindi tanti target raggiungibili.
Proprio per questo, perché gli altri tipi di turismo cercano qualità, parliamo di servizi e qualità del vivere, di continuità di relazioni sociali, di offerta economica di prodotti e servizi, di bellezza dei luoghi e di esclusività del soggiorno.
Sappiamo documentare quanto affermiamo con dati, evidenze tecniche, parametri di confronto e misure sociali ed economiche e li renderemo disponibili negli incontri che terremo nei Territori dal mese di Ottobre.
Vogliamo stare dalla parte giusta della storia, quella che reagisce verso chi consuma il presente bruciando il futuro possibile.
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Ringraziamo sassaresemedio che ha pubblicato il video su IG consentendo a tante persone di riflettere su cosa sta accadendo.
https://www.instagram.com/reel/DcLv9xSIfrJ/?igsi=MTdwa240Z2M1bzkxNg==
