4 min dalla parte giusta della storia
Idea di Sardegna
La Sardegna è una delle terre più straordinarie del Mediterraneo. Possiede paesaggi unici, una cultura millenaria, una biodiversità tra le più ricche d’Europa, una posizione geografica strategica e uno dei patrimoni identitari più forti del continente.
Su questo, tutti d’accordo e profluvio di parole per dire che come noi…nessuno.
La realtà
Quello che accade ha poco di poetico. Lo spopolamento non è una percezione: è un dato. L’inverno demografico pure. L’abbandono scolastico idem. La fuga dei giovani anche. La carenza di mestieri dell’economia reale (muratori, idraulici, elettricisti, carpentieri, operatori artigiani, fornitori di materia prima) segna la impossibilità ad investire e generare economia strutturale.
La rincorsa folle alle lauree STEM dei programmi regionali ha generato emigrazione per assenza di politiche occupative reali, con i figli di Sardegna che ora ci salutano dall’estero dove sono gratificati economicamente e socialmente.
E lo sviluppo?
I vantaggi regalati da madre natura non stanno producendo il livello di sviluppo sociale, economico e demografico che potrebbero generare. La sfida non è attirare più visitatori per qualche settimana all’anno o più presenze nelle sagre dell’incultura.
La vera sfida è rendere la Sardegna una terra nella quale vivere, lavorare, investire, fare impresa e costruire nuove famiglie.
È documentato che diversi territori rurali e montani hanno raggiunto livelli elevati di occupazione, reddito e qualità dei servizi attraverso politiche continuative e coordinate.
- Alto Adige-Südtirol: rappresenta un riferimento utile per la sua struttura insediativa diffusa: gran parte della popolazione vive in comuni piccoli e medi, collegati a una rete efficiente di servizi, trasporti e attività produttive. I dati dell’ASTAT, l’istituto provinciale di statistica, e dell’Eurostat mostrano tassi di occupazione superiori alla media italiana; un prodotto interno lordo per abitante tra i più elevati d’Italia; una forte presenza di piccole e medie imprese; un’economia diversificata tra manifattura, agricoltura, servizi e turismo.
Il risultato non deriva soltanto dalla capacità di attirare turisti. Dipende anche dall’autonomia amministrativa, dalla formazione professionale, dalla cooperazione, dalla qualità dei servizi locali e dalla continuità degli investimenti.
- Tirolo e Vorarlberg: anche il Tirolo e il Vorarlberg austriaci presentano livelli di occupazione e reddito superiori a quelli di molte regioni europee, pur avendo una struttura territoriale composta da numerosi centri di piccole dimensioni. La loro esperienza dimostra che un paese non è necessariamente periferico perché è piccolo. Diventa periferico quando non è connesso ai servizi, ai mercati, alla formazione e alle reti di innovazione.
Diteci di SI
Nei territori esistono idee ed energie per sovvertire questa condizione di decadenza.
Le elenchiamo come cose da fare. Per favore diteci di SI, che si può e si deve fare.
Diteci che il rilancio della Sardegna nello scenario nazionale e internazionale vede le migliori risorse e lo sforzo collettivo per il riscatto sociale ed economico dell’Isola. Vede poche cose da fare, chiare e decisive: una nuova legislazione d’impatto sui 4 ambiti di sviluppo, un nuovo modello di sviluppo fondato sul programma Vivi la Sardegna e sul protagonismo dei comuni, ecosistemi e piani di investimento pubblici e privati a medio termine, una chiara idea di futuro.
Chi dissente da ciò, ci dica di NO, dica che non è così. Ce lo dica semplice, lo argomenti nei Paesi e tra le Comunità. Ci dica che quanto affermiamo non si può e non si deve fare. Magari ci spieghi meglio allora come si può vivere di dipendenza pubblica, di turismo estivo, di progetti farsa, di chiacchere e di illusioni, di mondanità de noantri, brutta copia dell’originale.
Ci dica quindi perché quello che esiste non funziona e non risolve i drammi sociali, occupazionali, economici, ambientali in corso. Ci dica anche perché si continua a bruciare denaro e futuro delle Comunità.
Sognare, credere, FARE!
Nessuna regione europea ha invertito il declino economico affidandosi esclusivamente al turismo o alla valorizzazione delle tradizioni. La Sardegna non può immaginare di affrontare le sfide del XXI secolo con strumenti culturali e amministrativi del secolo scorso.
I giovani hanno bisogno di nuove competenze, ma anche le amministrazioni locali devono acquisire nuove capacità progettuali. Governare oggi significa costruire ecosistemi territoriali, non soltanto gestire procedure.
I Sindaci protagonisti
Le feste popolari, le sagre e le manifestazioni tradizionali rappresentano una parte importante della vita delle Comunità. Sono occasioni di incontro, promozione culturale e valorizzazione delle produzioni locali.
Ma nessun territorio si ripopola grazie a una sagra. Nessuna Comunità arresta il degrado e inverte l’economia reale con due giornate di vendita estemporanea. Nessun giovane decide di restare perché si organizzano eventi per qualche giorno all’anno. Nessuna famiglia sceglie di trasferire la propria residenza in un paese perché vi si svolge una festa patronale.
Le persone scelgono di vivere in un territorio quando trovano servizi sanitari efficienti, mobilità affidabile, connessioni digitali moderne, opportunità di lavoro, qualità urbana e ambientale.
Occorre capire che i 30 minuti di macchina che tanto spaventano noi residenti quando dobbiamo spostarci per accedere ai servizi (o andare al mare) sono niente per un “continentale” che in 40 minuti, in media, arriva al lavoro, facendo altrettanti per tornare a casa la sera dopo le 17.00. Tutti i giorni, 250 volte all’anno… quando gli va bene.
Occorre passare dalla cultura dell’evento alla cultura del progetto per costruire attrattività e vivibilità per la residenza, per gli interessi di vita e di lavoro.
Per questo motivo i Sindaci sono chiamati a guidare una trasformazione culturale. A ripensare il Comune come ecosistema, parte di un tessuto integrato territoriale. Occorre passare dalla promozione occasionale alla costruzione di condizioni permanenti di attrattività.
Sanità, mobilità e l’attrattività negata
La scelta di trasferire la propria residenza dipende soprattutto dalla disponibilità di servizi di qualità.
La sanità non è soltanto una questione sociale. È una delle condizioni fondamentali per lo sviluppo economico e demografico.
Anche il sistema dei trasporti rappresenta un fattore decisivo. Molti comuni della Sardegna interna risultano classificati come periferici o ultraperiferici nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne, poiché richiedono tempi significativi per raggiungere servizi fondamentali. La distanza geografica diventa distanza sociale quando limita l’accesso alle cure, la frequenza scolastica, le opportunità lavorative, la mobilità delle persone anziane, l’attività delle imprese.
Per questo Sanità e Trasporti non devono essere considerati sistemi da occupare o questioni burocratiche e tecniche da gestire.
Sanità e Trasporti sono infrastrutture fondamentali per lo sviluppo, sono diritti fondamentali come i diritti di cittadinanza. I Sindaci stanno subendo una condizione insostenibile che porterà, se non arginata ad altre forti tensioni sociali. I Cittadii hanno iniziato calvari di rinuncia alle cure o di viaggi della speranza altrove.
Sardegna piattaforma mediterranea
La posizione geografica della Sardegna è una delle sue principali risorse strategiche. L’isola si trova al centro del Mediterraneo occidentale e potrebbe svolgere un ruolo molto più importante nei flussi economici, logistici e produttivi che attraversano quest’area.
Tuttavia il potenziale geografico non basta. Serve una reale integrazione tra porti, aree industriali, sistema logistico, imprese, zone produttive. Serve una agenzia per lo sviluppo sul modello di Trentino Sviluppo, in grado di sostenere e stimolare l’economia reale. Quando ogni settore opera separatamente dagli altri si riduce la competitività complessiva del territorio.
La Sardegna deve smettere di considerarsi periferia e iniziare a comportarsi come ciò che geograficamente è: una piattaforma naturale nel cuore del Mediterraneo.
Strategia decennale per giovani e imprese
Lo sviluppo richiede continuità. Gli investitori, gli imprenditori e i giovani professionisti pianificano i propri progetti su orizzonti lunghi.
Per questo motivo la Sardegna ha bisogno di un piano di respiro che sostenga per almeno dieci anni le iniziative per rigenerazione urbana, servizi alle persone, sviluppo delle aree interne, occupazione giovanile, innovazione, sostenibilità ambientale, economia circolare.
Non bastano bandi occasionali. Occorrono programmi strutturali pluriennali che creino fiducia e permettano alle imprese di investire con una prospettiva di lungo periodo.
Rigenerare i centri storici
In molti paesi della Sardegna una parte significativa del patrimonio edilizio è inutilizzato o sottoutilizzato. Ogni edificio che resta chiuso per anni rappresenta non soltanto una perdita economica, ma anche una perdita sociale e culturale.
Senza un grande piano di recupero e rifunzionalizzazione dell’edificato esistente è certo l’aumento del degrado, la riduzione della popolazione residente, la diminuzione del valore immobiliare, il progressivo abbandono dei centri storici.
È necessario favorire il recupero degli immobili attraverso procedure semplici, assistenza tecnica e strumenti urbanistici capaci di coniugare tutela e utilizzo. La conservazione autentica non coincide con l’immobilismo. Un edificio abbandonato non è un edificio valorizzato ed è un attentato quotidiano agli interessi della Comunità residente.
Riabitare la bellezza
La Sardegna custodisce una bellezza che non appartiene soltanto al paesaggio. È una bellezza architettonica, culturale, ambientale e identitaria.
Piazze, corti, case tradizionali, paesaggi agrari, biodiversità, tradizioni e relazioni di comunità costituiscono un patrimonio che nessuna altra regione può replicare. Questa bellezza deve diventare la base di un nuovo modello di sviluppo.
Oggi è trascurata e sta trasformando l’isola in una destinazione stagionale progressivamente svuotata della propria funzione residenziale. I Paesi devono tornare a essere luoghi da abitare, non scenografie da visitare.
Giovani e futuro
La Sardegna ha bisogno dei suoi giovani. Ha bisogno della loro capacità di innovare, di fare impresa, di studiare, di costruire nuove professionalità e nuove economie.
Le tradizioni meritano rispetto. Ma meritano rispetto anche le aspirazioni delle nuove generazioni. I giovani non sono spettatori di una narrazione fondata esclusivamente sul folklore e sugli eventi. Devono pretendere politiche per il lavoro, investimenti nell’istruzione, sostegno all’impresa, accesso alla casa, qualità dei servizi, mobilità efficiente, amministrazioni dinamiche e reattive.
La Sardegna non può chiedere ai giovani di restare. Deve offrire loro motivi concreti per scegliere di restare.
Una scelta di responsabilità
La Sardegna non è condannata allo spopolamento. Non è condannata alla marginalità. Non è condannata a vivere esclusivamente di turismo stagionale.
Ma la rinascita non arriva con l’autocompiacimento, le celebrazioni o la moltiplicazione degli eventi. Arriva attraverso una visione condivisa che metta al centro conoscenza, servizi, impresa, innovazione, bellezza e qualità della vita.
Ai sindaci spetta il compito di guidare questo cambiamento con coraggio e lungimiranza.
Ai giovani spetta il compito di pretendere un futuro all’altezza delle potenzialità della loro terra, rendendosi protagonisti qualificati e determinati.
La vera sfida dei prossimi dieci anni non è organizzare eventi e festival della birra. La sfida più grande, la madre di tutte le battaglie per il rilancio dell’isola è investire nei Paesi e nei territori per migliorare attrattività e residenza. Nei prossimi 15 anni si deve avere l’ambizione e il coraggio di di raggiungere i 2 milioni di residenti, richiamando e agevolando il rientro di chi è fuori e l’accoglienza di chi vuole esserci. Questa è la sfida del futuro. Che riguarda tutti, che è responsabilità di tutti.
La prima nostra responsabilità è quella di parlarne, di sognare, di credere e, per quanto è possibile a ciascuno di noi, di fare.
Per questo, diteci di Si.
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